L’offerta del commerciante e il popolo dei designer completamente in delirio per la richiesta che risulta “oltraggiosa”.

A lanciare l’iniziativa sono i titolari di un locale, “celebre punto di riferimento della movida di Torrette”.
«Stiamo studiando un nuovo look e vorremmo rendervi partecipi – hanno scritto i titolari sulla pagina Facebook del negozio -. Abbiamo bisogno di un logo nuovo, moderno e soprattutto minimal che ci rappresenti: una figura stilizzata, semplice, con accanto il nostro nome». Ed ecco la golosa proposta: «Regaliamo un buono da 100 euro da spendere presso il nostro esercizio a chi saprà stupirci così tanto da essere scelto». Fonte: Ancona Today
La selezione è cominciata venerdì scorso: grafici, artisti e appassionati di disegno hanno 10 giorni di tempo per inviare i loro schizzi privatamente via Messenger. «Forza ragazzi, la vostra idea sarà stampata ovunque!».
La pasticceria ha inconsapevolmente sollevato una questione calda, bollente come un cornetto appena sfornato.
Da un lato chi attacca l’ignoranza della gente che non comprende quanto sia importante un logo per la propria attività. Dall’altro il commerciante che non credo volesse sollevare tutto questo polverone nei gruppi/pagine social, lui voleva un logo. Stop. Anzi, ha pensato di fare una cosa carina, simpatica e allo stesso tempo RISPARMIARE e farsi pubblicità sui social.
Nel Covo dei Pirati Grafici, il gruppo ufficiale della pagina de i Pirati Grafici ne abbiamo parlato e, incredibile, ho pensato che la questione meritasse un articolo.

È un discorso sul tema più dibattuto degli ultimi tempi: perché la gente continua a sottovalutare l’importanza della comunicazione? Come mai i designer non fanno nulla per “combattere” contro questo mostro che è l’ignoranza?

In sostanza al signore VA BENE avere indietro un logo da 100 Euro di cornetti, non lascia neanche scegliere, a chi accetterà, come utilizzare i soldi vinti.
Meglio un logo DA 100 Euro di CORNETTI che l’assenza di logo.
Evidentemente non ha paura che questo logo possa provocare un danno alla sua attività perché lì tutti lo conoscono, avrà i suoi clienti fidati, non avrà desideri particolari di esportazione prodotto o di aumento delle vendite, franchising o altre “supercazzole”. Non ha paura che il logo non rappresenti la storia, la passione della propria attività o che possa scalfire la sua situazione attuale, così analogicamente felice.
Lui crede che effettivamente fare un bando su Facebook sia il modo giusto e innovativo per fare un logo e la tecnica per far bene social media marketing e che farsi mandare immagini su messenger sia il metodo di lavoro corretto. Per lui basta che un logo sia carino per funzionare. Nessuno gli ha mai detto il contrario, dopotutto, cosa sta facendo di male? Non è mica designer!
A lui va bene così e i grafici MUTI.
Il signore dei cornetti probabilmente il budget non ce l’ha o non ha in mente di destinarne neanche un po’ per il design.
Ci ho messo anni e anni per far capire ai miei familiari che lavoro faccio, ora pretendete che immediatamente tutti conoscano il Brand Design? Dovreste vedere mia madre quando lo spiega a mia zia, la difficoltà di farlo mentre guarda la faccia a punto interrogativo che continua ad avere davanti e le parole che, pian piano, vengono sostituite da altre fino a che “logo e design” diventano “manifesti, volantini”. Loro sono il nostro punto d’incontro con i genitori, con i nonni e le zie.
Ode ai manifesti e ai volantini.
Lui desidera proprio il logo che riceverà in cambio dei 100 Euro di cornetti. Non vede l’ora di sceglierlo personalmente, senza troppi pareri tecnici: il logo è suo e lui potrà decidere in autonomia.
Anche una signora che conosco chiama sempre un tecnico cugino e gli si rompono di continuo le tubature. L’ha pagata cara questa scelta: ha dovuto rifare il tetto di casa sua per un allagamento di quella al secondo piano ma continua, imperterrita a chiamare l’idraulico di merda di sempre. E l’idraulico professionista del paese MUTO!
Ma tornando al signore dei cornetti, per la società grafica ha superato ogni limite: non ha chiamato il classico cugino, lui ha osato di più! Offre 100 Euro di cornetti che costeranno molto meno a lui, non sono 100 cornetti, badate bene.
Voglio dire a lui che rispetto la sua scelta come quella di ognuno ma DEVE sapere, nel caso nessuno glielo avesse detto, che esiste il brand design, ramo della grafica che si occupa SOLO della creazione dell’identità grafica delle aziende, visibile e invisibile.
Non c’entra nulla ma davvero, sono sicura che la pasticceria faccia dei gustosi cornetti, ne sento quasi l’odore mentre scrivo questo articolo e me ne mangerei uno anche adesso. Datemene uno, cribbio. Ci sono tanti designer che fanno gustosi loghi che profumano di tecnica.
E poi veniamo ai designer.
Il Brand designer professionista non sarà minimamente scalfito da questa vicenda, è abituato ad altre dinamiche, altri budget. A questa figura, sostanzialmente, non frega una cippa se il logo lo venderanno a 100 euro, 100 cornetti, 500 panini alla mortadella o 1000 pacche sulla spalla di Cannavacciuolo: per partito preso non considererà minimamente la questione e rimarrà anche un po’ sorpreso da tanta polvere.
E se un giovane grafico volesse accettare quei cornetti sarebbe uno stronzo? No! Lui è libero di fare la sua esperienza: farà il suo meglio per migliorare quel logo. Probabilmente riuscirà anche ad educare i proprietari della cornetteria alla buona comunicazione e farà un’esperienza in più da mettere in portfolio.
Il giovane designer sa che quella è un’esperienza e, una volta cresciuto professionalmente, dovrà darsi un tono altrimenti non avrà senso continuare a fare il designer. E si, il cornettaro dovrà sapere che quello è un logo fatto come sperimentazione della tecnica del ragazzo. Andrà un (bel) po’ a fortuna e c’è la possibilità di avere indietro un logo fatto male.
Si vive, quindi, nella probabilità delle cose e non nella sicurezza e se va bene così ai due protagonisti della vicenda andrà bene anche a me e a tutti.
Il punto dolente, però, è nascosto all’interno: sono i designer, spesso, a vendersi per 4 soldi, autodistruggendosi. Molti di loro diffondono metodologie di collaborazione fuori dalla norma e diciamolo, anche grafica di merda.
Molti vendono il proprio lavoro a poco perché non sentono di valere più di quella cifra ma in tanti fanno un lavoro che rispecchi la cifra richiesta. In poche parole si fa un lavoro sufficiente, al di sotto delle proprie potenzialità perché il compenso non è abbastanza.
Quante volte ho sentito “e va beh, mi paga 200 euro allora gli faccio un logo da 200 euro e non mi ci impegno”. Questo non è più agghiacciante di 100 Euro di cornetti?
Troppi pochi “no” dove servono, troppa polvere.
Perché non prendersela davvero col proprietario di quell’azienda che con la continua scusa della crisi chiede di abbassare il prezzo e promette di lavorare insieme anche in futuro, cercando il prossimo designer da spennare dopo aver ricevuto l’ennesimo lavoro bello impacchettato? E lo troverà sempre un designer da spennare. Una volta c’erano solo “designer agli inizi” tra gli spennati, adesso ne trovi anche di bravi a 4 soldi.
E certo, la crisi.
Dopotutto non è polvere, guardate bene: è farina.
Il vero problema non è il cornettaro.
Il problema vero sono quei designer che accettano passivamente il compenso deciso dal cliente, senza battere ciglio, senza tentare di far comprendere il valore della comunicazione e e la qualità del proprio lavoro, finendo, probabilmente, per rimanere fermi anche a livello tecnico.
E il livello si abbassa, inesorabile
E ancora peggio, si rimane sempre nella condizione di difficoltà, quella perenne, quella che ti fa vivere male l’essere designer. Perché si, non è facile vendere il proprio lavoro, è un’attitudine che deve necessariamente crescere con le competenze tecniche. Non è un problema non essere nati venditori ma lo diventa quando non ci si impegna a migliorare questo aspetto.
E ribadisco: se qualcuno avesse iniziato da poco e queste dinamiche le sta vivendo proprio in questo periodo NO PROBLEM: OGNUNO DI NOI HA PASSATO LA CUGINANZA (anche tu che fai il sorrisino e scrolli le spalle e ti fai una risata, tu all’inizio eri una grande pippa).
All’inizio tutti hanno voglia di “farsi le ossa”, di mettersi all’opera in qualcosa di CONCRETO e non in un progetto fine a se stesso, l’importante è darsi dei tempi di inizio e fine cuginanza. L’importante è darsi un tono, specializzarsi, diventare migliori. Guadagnare! Vivere di design. Si può, si può!
Non è così semplice iniziare a vivere di design in Italia con la pressione fiscale che ci troviamo a sopportare ma non bisogna mai dimenticarsi di questo: i designer devono costantemente sensibilizzare il mondo al design.
I designer devono migliorarlo il mondo e renderlo più bello. E si, l’importante è guadagnare senza dare spintoni, senza ridicolizzare gli altri.
Ultima cosa: non si può sempre stare lì, ad un passo dalla merda. So molto bene che significa fare delle rinunce e farsi il sedere quadrato per studiare design e infatti lo dico proprio con coscienza, con pienezza.
Se non si riesce a guadagnare abbastanza bisogna chiuderla la partita iva, bisogna togliersi il fardello dalle spalle una volta scoperto che non è semplice essere padroni di se stessi. O combattere, ma farlo con criterio e metodo.
Ah, un consiglio per il proprietario: rivolgiti pure ad una tipografia che, molto probabilmente, il logo lo farà gratis al modico costo dell’insegna, a meno che tu non lo voglia disegnare a mano sulla vetrina.


