Storia di una cugggina pirata

Sono passati un bel po’ di anni dal giorno in cui credevo di aver capito come funzionasse il graphic design e invece ero meno di zero.

Non che adesso sia la più grande designer del pianeta, è che dopo un percorso lungo fatto di errori, di studio e di pratica posso dire almeno di riuscire a gestire il mio lavoro con criterio. E ho anche la lucidità per dire ogni giorno di aver sempre da imparare, perché il mondo del design è enorme, fatto di varie sfaccettature e di studio continuo e quasi nessuno in realtà potrà mai dire di essere arrivato.

Si toccano solo degli step successivi, si matura. Si evolve.

La consapevolezza di essere uno zero con le gambe

Non siamo nessuno. Nessuno può essere noi.

Ognuno ha un percorso diverso, una formazione e un modo di vedere il mondo che modificano il risultato e rendono anche più bello, se vogliamo, questo settore. La varietà proviene dalle persone e dagli errori.

Il mio percorso è stato un errore continuo e neanche consiglierei di fare altrettanto. Epperò la cosa buona è quella di aver avuto sempre una predisposizione alla precisione (almeno nel lavoro, che nella vita lasciamo perdere). Dove facevo l’errore mi cospargevo di cenere e fango e cercavo con umiltà di studiare di più e far meglio. La sensazione di essere uno zero con le gambe non era piacevole, si aprivano degli scenari bellissimi davanti ma pur sempre molto lontani.

Lo shock

Ricordo ancora il giorno in cui mi presi non un secchio d’acqua fredda ma un oceano di acqua congelata addosso: ero nello studio (stupendo) del mio professore a realizzare la tesi specialistica su graphic design. Ebbene, io non capivo un emerito cazzo di grafica ma mi innamorai pazzamente di questo settore. Il direttore creativo mi parlava di Bodoni ed io non avevo la minima idea di quello che stava dicendo ma era tutto maledettamente interessante. E prima di toccare Illustrator abbiamo ragionato tantissimo.

Non a caso “Think more, more, more. DSGN LSS” è il motto dei Pirati Grafici.

Ero ignorante in materia ma avevo scoperto un mondo che mi affascinava e di cui volevo sapere ogni cosa.

Dallo shock al primo lavoro serio, subito. E il secondo shock.

Dal giorno dello shock fotonico nello studio del prof ho convissuto con questo amore/odio per la grafica. Mi misi a studiare e, da perfetta paracula, cambiai la mia situazione lavorativa su Facebook, trasformandola in “Freelance Graphic Designer” prima di esserlo effettivamente.

Non potete capire la gioia che avevo: leggevo e rileggevo il mio status lavorativo e facevo decine di viaggi mentali fantascientifici. Sentivo più che altro di aver trovato la strada che avevo smarrito: ho frequentato il grafico pubblicitario quindi ero un tecnico della GP che non sapeva fare una cippa (che ho già detto troppe parolacce).

Il giorno dopo mi chiamò un agente della Manzoni SPA – Gruppo L’Espresso per una collaborazione: accettai felice.

Ma non sapevo fare gran che. In sostanza accettai di fare lavori a chiamata, da realizzare in poche ore senza saperlo fare. La pazzia.

Quella fu la prima palestra, quella che paghi l’abbonamento, inizi e le prime lezioni e quando esci di lì ti fa male tutto, ogni angolo del corpo e pensi di non farcela.

Ho collaborato con questo agente che mi diede due grandi lezioni: la prima che si può riuscire a realizzare i propri sogni con l’impegno. Lavoravo tutto il giorno, leggevo le FAQ di Adobe per fare qualsiasi cosa, provavo e riprovavo nervosamente fino a che il risultato non mi convinceva, dimenticavo di salvare e smadonnavo peggio di Sgarbi. Facevo le nottate, dormivo pochissimo. E producevo file pesanti come macigni, che se ci penso adesso mi schiaffeggerei per ore, a due mani. Downsampling bicubico, stricubico nafcstanallauei e file stuprati.

La seconda cosa che ho imparato da subito è che bisogna assolutamente chiedere un compenso prima di iniziare a lavorare: mi pagò 30 euro, 30 lavori. Vi lascio immaginare la mia amarezza: non ero mai riuscita a toccare il discorso “soldi” perché non mi sentivo all’altezza di quello che stavo facendo e lui, l’agente, se n’era accorto, sfruttava la situazione

Se ve lo state chiedendo: no, non lo odio, piuttosto lo ringrazio. Siamo in contatto ancora oggi. Lui sa, io so, nessuno parla.

No soldi, no party

Il problema sostanziale era che lavoravo ma non avevo un soldo per piangere. Risparmiavo su tutto, anche sulle uscite. Non mi compravo i vestiti, non compravo scarpe: piuttosto sceglievo tutto di colore scuro e nero così era facilmente utilizzabile e interscambiabile. E poi il nero lo amo, figuriamoci. Anche ora mi vesto spesso di nero.

C’è da dire che stavo volentieri a casa o in ufficio a lavorare: ero totalmente presa dal design, ero in una dimensione parallela e non riuscivo ad uscirne.

Guardare dai migliori e prendere esempio

L’unica cosa buona che ho sempre fatto è quella di prendere esempio dagli altri. Cercavo ogni giorno di selezionare i migliori (e tante volte questi “migliori” si sono anche dimostrati il contrario) ma nonostante tutto avevo iniziato la mia crescita personale e professionale nel modo giusto.

Lavoro, studio intenso, culo quadrato. Allenavo l’occhio costantemente. Risparmiavo e nonostante il nulla cosmico del mio conto, riuscivo sempre a fare i corsi e i seminari che volevo frequentare.

Sono stata una cugggina

Non mi vergogno di dirlo, per niente. In realtà lo siamo stati tutti. Anche chi frequenta gli istituti e le università ha un know how più ordinato e una preparazione maggiore di chi decide di imparare da solo ma nel mondo del lavoro tutti iniziano da cugggini.

E le cuginanze sono lunghe! Sostanzialmente è uno stato mentale: quando i primi tempi non sai fare tutto o credi di poter fare ogni cosa perché sai utilizzare i programmi allora sei senza dubbio un cugino. Perché gran parte della grafica è totalmente fuori dalle tecniche e dall’uso dei programmi Adobe, è assurdo delegare un mondo intero a 4 software.

Fatto sta che devo dire una grande verità: 6 anni fa quando ho aperto la pagina dei Pirati Grafici avevo fatto già un bel percorso lavorativo da freelance ma non avevo ancora la formazione giusta per determinarmi tale. Non è una dichiarazione troppo umile, per me essere designer vuol dire troppo più di quello che normalmente gli addetti ai lavori pretendono da loro stessi.

Gli anni di lavoro ti fanno maturare ma non per forza ti rendono un designer più bravo di un ragazzo che fa la stessa cosa da meno. Anzi, quelli che “ci stanno dentro” riescono a fare cose straordinarie presi dalla passione che, magari, altri hanno dimenticato.

Smetto di raccontare la mia estenuante vita lavorativa. Ci sarebbe davvero molto altro da dire e raccontare, ho lasciato qui solo il primo pezzo che mi serviva per dirvi questo:

la verità è che ho imparato con i Pirati Grafici

Ebbene si. Quando ho aperto la pagina che ha avuto fortunatamente un successo immediato (eravamo in 10.000 dopo qualche giorno) io non ero in nessun modo qualcuno che meritava di essere seguito, ne direttamente e nè indirettamente. Ok, a livello di approccio non avevo nulla da invidiare agli altri ma almeno sapevo e so ancora oggi di essere una che studia, sempre sul pezzo. Una a cui piace evolvere, rischiare, condividere e sì, l’occhio per le cose belle e fatte bene ce l’ho. Sono mezza cieca (sono miope, porto le lenti a contatto) ma ci vedo.

Condivisione e confronto con i colleghi

Avevo tanto bisogno di condividere quello che facevo con altri colleghi, dovevo capire se stavo producendo merda o meno, se quello che stavo facendo piacesse solo alla mia famiglia e ai miei clienti un pochino ignoranti in materia: i pacchi sulle spalle li ho sempre odiati.

I Pirati Grafici mi hanno fatta migliorare costantemente, ringrazio ogni giorno di aver dato il via a questa esperienza fantastica.

Pian piano che la pagina cresceva ho sentito, oltre il bisogno fisico, il dovere di diventare una persona migliore e di contornarmi di gente più brava di me o con il mio stesso stato mentale orientato al miglioramento. Ed è stato così: i pirati grafici non sono io ma siamo NOI.

I miei colleghi in primis, quelli che collaborano con me e tutti i pirati che ogni giorno coinvolgono con i loro post e commenti nel Covo dei Pirati Grafici o nella pagina: lavoro duro e aggiornamento continuo funzionano, sono l’unica strada per il successo.

La community è una sola, fatta di gente. Siamo tutti pirati.

E nulla, smetto di parlare, magari qualcuno s’è addormentato.