Com’è la situazione dei designer? Cosa stanno combinando in questi giorni di quarantena?
Per molti stare dentro una casa o un ufficio per tanto tempo non è mai stato un gran problema, è piuttosto abitudine. Ma adesso sfido chiunque: anche il peggior nerd sta soffrendo. Tra l’altro l’economia è al tracollo, lo Stato cerca di fronteggiare una situazione nuova, assurda. Tutti insieme si aspettano le 18 per avere nuove notizie attendibili.
No, non descriverò la situazione nel particolare, tanto ognuno di noi la conosce molto bene.
L’Italia si è fermata, il mondo intero combatte col coronavirus.
Ma i designer che fanno?
Dopo aver inizialmente sentito i miei colleghi ho captato una situazione strana e alquanto bizzarra: i designer sono divisi a metà tra chi lavora di più e chi non riesce a lavorare.
Sicuramente ci sono dei fattori che incidono molto.
Ad esempio: soffrono i designer con partita iva, quelli che portano a casa i risultati del lavoro che effettivamente svolgono e non hanno alcun aiuto dallo Stato se non per quei 600 Euro che si possono richiedere all’INPS.
Altro fattore che incide in modo importante è il settore: ad esempio se lavori in quello eventi e viaggi, nel food e beverage è un casino bell’e buono.


Incuriosita, ho utilizzato i canali dei Pirati Grafici per fare una semplice domanda agli utenti agli inizi della quarantena. E poi ho continuato a capire, discutendone con i miei colleghi.
La domanda: State lavorando di più/uguale a prima o state lavorando meno/poco niente? Nel gruppo ufficiale dei pirati ovvero il “Covo dei Pirati Grafici” sono stata ovviamente più specifica e mi sono arrivate risposte precise. Ma analizziamone qualcuna insieme.


Chi è dipendente ed è a casa, chi lavora in smart working, chi lavora in smart ma viene messo in ferie forzate dal capo, chi lavora in aziende che non sono ancora pronte per lavorare a distanza. E qui esce fuori una situazione grave: siamo nel 2020 e davvero, anche mio nonno buonanima riuscirebbe a zappare a distanza se solo fosse vivo.

Ma continuiamo: in tanti affermano che il lavoro sia aumentato. Immagino siano designer che lavorano in agenzie o che si occupano di social media management (o entrambe).
Sicuramente conta molto la quantità di lavoro che si aveva prima della pandemia e la loro natura: contratti semestrali, annuali, a progetto… insomma sono davvero troppe le situazioni che si possono creare visto che dovremmo anche considerare la situazione attuale dei clienti stessi. Purtroppo in questo momento quelle più stabili avranno la meglio su quelle meno solide. E si, vedremo chi avrà la forza di combattere e cercare soluzioni in modo flessibile e veloce.

Dove qualcuno perde, un altro trova la propria fortuna: c’è chi, lavorando con le aziende di disinfettanti, ha visto il lavoro triplicare.

Chi al momento si occupa di docenze ha ovviamente visto un calo enorme di lavoro. Ma in tanti hanno deciso di continuare la formazione a distanza e si sono organizzati con programmi di streaming o anche semplici video.
A dimostrazione che anche gli australopitechi, con volontà, possono riuscire a modernizzarsi.



Non parliamo, poi, di chi si occupa di formazione online e ha iniziato ad elargire corsi gratuiti, molti al “costo” di nuovi lead, come faceva notare il caro Skande. Ma anche questo è marketing (gradito o meno lo decideranno gli utenti).
Tanti freelance riescono a lavorare tranquillamente. Tra loro i genitori non hanno vita semplice: lavorare a casa con i figli che devono fare i compiti online, che non riescono a star fermi e non possono sfogare le mille energie correndo in un parco non è per niente facile.

Situazioni in cui uno dei due genitori è impegnato fuori casa per lavoro nonostante il coronavirus e l’altro genitore freelance rimane letteralmente “fregato”, anche avendo lavoro da fare. E certo, perché i nonni sono la parte della popolazione più a rischio (meglio tenerli a distanza dai piccoletti) e tate/babysitter sono a casa a girarsi i pollici come tutti.
In tanti (troppi) sono fermi o comunque continuano a lavorare senza veder rinnovato un contratto o passando il tempo a sollecitare pagamenti non ancora pervenuti

Moltissimi designer, come abbiamo già detto, hanno visto un aumento incredibile del lavoro. La preoccupazione più grande è “chissà quando pagheranno”. Dubbi che hanno un senso: bisogna cercare sicuramente di venirsi incontro in questo momento difficile ma ricordiamoci dell’esistenza dell’anticipo, dei contratti e di tutto ciò che può proteggerci da situazioni spiacevoli: dopotutto il “prezzo” è solo una delle modalità con cui si può andare incontro al cliente, pensiamo alle consulenze.


Insomma, siamo in una situazione nuova per tutti, nessuno escluso. Abitudini che cambiano, regole da seguire, instabilità perenne. Non ci resta che dare il meglio di noi aiutandoci, di migliorarci. E perché no, fare quella cosa che mettevamo sempre da parte, realizzare finalmente quel progetto che in realtà non abbiamo mai avuto il coraggio di intraprendere, aspettando sempre il momento giusto per metterci mano.
Questo è il momento giusto, eccolo, piombato dal nulla senza avviso. Mentre il mondo è “freezzato” dobbiamo prepararci ad affrontare con una marcia in più il momento in cui inizieremo ad uscire dalle nostre case tutti rintronati e confusi.
Come quando un detenuto finisce di scontare la sua pena e si ritrova fuori dal carcere: ecco, quella sensazione di smarrimento sarà difficile da superare, nessuno l’ha messa in conto.
Noi pensiamoci da adesso.




