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Garofalo: una pasta senza segreti

Grafica

Garofalo: una pasta senza segreti

Ed eccoci qui con Garofalo, a parlare ancora di pack.

Avrei voluto prendere in esame un nuovo marchio di gel per capelli (non sto scherzando) ma avevo iniziato a scrivere questo articolo qualche mese fa e ho deciso di finirlo per via di una richiesta accorata da parte di una ragazza che ne ha bisogno per la sua tesi.

E si, il mondo ha bisogno di azioni buone.

Ma dico io: ti vieni a fidare dell’analisi di una pirata?

Pulizia is the way.

Una pasta made in Gragnano, nota col nome Garofalo già nel 1789, quando ottenne la licenza dal comune di produrre la pasta di alta qualità. Ma invece di scrivere, questa volta lascio a questo bellissimo video i cenni storici.

È molto importante conoscere la storia di un marchio perché vengono fuori le tradizioni, le scelte, il modo di vedere il mondo. E non meno importante, viene fuori l’amore per un prodotto o per un settore che, a sua volta, rende grande quel marchio.

Come dire: oltre alla bontà e alla qualità c’è un universo fatto di segni, significati, forme, colori tipici di quel settore, di quella zona geografica, di quella cultura.

La comunicazione è cultura!

Il logo Garofalo

Dopo varie ricerche, pare che il logo Garofalo, a parte il primo svecchiamento tipico di qualsiasi marchio con una certa storia alle spalle, non abbia avuto mai nessun particolare ritocco o restyling.

L’esperienza è grossa, solida.

È sempre molto affascinante osservare lo stile grafico passato, il largo uso del rosso, dei contrasti e dei font voluminosi. Tagli importanti, ombre scure. Il font, solenne, sembra fatto di mattoni: la volontà è far percepire a tutti la solidità dell’azienda, la conoscenza, l’esperienza, la qualità.

Quelli erano i valori su cui si fondava la maggior parte delle aziende di allora, attraverso di essi si riusciva a vendere anche alle massaie che erano abituate a farsi la pasta per conto proprio.

Sono così affascinata da queste cose che ogni marchio che ricerchi un sapore old style nel pack mi fa uscire fuori di testa dalla felicità, ma forse questo non c’entra niente con l’analisi.

Le dimensioni non contano

Dal vecchio al nuovo il salto è stato decisivo: da forme arcaiche e decisamente legate al passato fino ad arrivare ad una firma, al tratto di un font handmade con un posizionamento completamente diverso, per un pubblico ben preciso.

Il carattere non dipende più dalla dimensione del font ma dalla classe. La pulizia. Tutto ciò che serve è la pasta.

Il font handmade del signor Garofalo segnala la volontà di apporre non solo il logo ma proprio la firma, come per ribadire l’appartenenza ad una famiglia che, per l’appunto, sembra abbia segnato la storia di un intero paese del napoletano (Gragnano), capace di farsi conoscere in tutta Italia.

Anzi: pare che ai tempi, alcuni dei pastifici dicessero in giro di fare una pasta “tipo Garofalo” come per esaltare per riflesso la qualità del proprio prodotto.

Ecco perché questo marchio vuole essere una firma a garanzia della qualità!

Il logo, nonostante il tratto molto fine, funziona in modo ottimale in ogni versione. Nel nuovo sito (che citerò più giù) intravediamo una versione grigio scuro ma di poco conto, serve solamente per essere più leggibile rispetto allo sfondo.

Il colore nero

nella comunicazione (come abbiamo scritto anche qui) è associato all’eleganza, alla formalità, al mistero. Denota resistenza e autorità; è considerato come un colore molto convenzionale, raffinato.

Questa scelta ha premiato di nuovo questo marchio che è riconosciuto proprio per la caratteristica trasparenza e per il colore nero. Quest’ultimo, solitamente accompagnato all’oro, viene utilizzato per le confezioni di alimenti pregiati e di qualità elevata, molto spesso appartenenti a categorie come DOP, DOC, IGP.

Il target è diverso: è per chi è molto attento a quello che mangia ma non vuole rinunciare al gusto. Il costo è più alto.

Garofalo con il proprio pack dà la sensazione, quindi, di acquistare a un prezzo abbordabile una pasta raffinata e di qualità: una mossa da maestri.

Un aspetto simpatico da raccontare è: ma il simbolo rosso? Cos’è? È stato sicuramente inserito lì per mettere in evidenza prima la G di Garofalo e poi il numero del formato ma in effetti non si capisce benissimo.

Quindi mi sono lasciata aiutare dai miei colleghi e dai miei contatti con un post su Facebook!

I risultati sono stati i più svariati. Evito quelli più giocosi.

Lorenzo di Folco: uno scrigno o una cozza “preziosa”. Alberto Comper: ostrica. Alan Caggiani: un’alzata.

Piero Sparrow Stradi: scrigno oppure Ostrica, con qualcosa di prezioso dentro. Alessandro Papa, Roberta Cavalleri: Cozza.

Raffaella Cascella e Mauro Schiraldi: coperchio speculare. Sopra sollevato dal “manico”…sotto il manico funge da fiammella. Dentro bolle la G condita al rosso pomidoro.

Giorgia Mazzotta, Paola Spinosa: due Coperchi da pentola. Annalisa Asly: scolapasta. Giordano Jorgen Muraglia: “Pianta carnivora…” / Massimo Carrassi: “… che mangia la pasta”!

Ivan Paduano: doppia conchiglia, stemma abbastanza diffuso nella napoli del 600. Sara Dam: ostrica (a detta di un professore dello Ied).

Giorgio Casarico: “qualunque cosa sia mi da l’idea che il rosso sia un cuscino in velluto che protegge il contenuto”. Giulio Fisher: Due tavoli in mirror.

Francesco Galiero: coperchio di pentola che si apre composto in modo speculare. Giovanni Lombardi: conchiglia.

Chiara Spada: papavero / ostrica-conchiglia con perla. Manuela Cianfrone: due tamburelli o copri portata luxury. Marianna Vittore: vongola, conchiglia.

Astrella Consalvo: due coperchi che formano un’ostrica, contenente la G al posto della perla. O un’ostrica con il cappello da chef. Federico Kenneth Bicocchi: una bocca aperta. Claudio Errico: un piatto da portata.

Insomma, ho iniziato con le mie ricerche nella Napoli antica, la simbologia della conchiglia, il significato nell’arte dei frutti di mare (e chissà cos’altro) ma una risposta da parte della pagina Facebook di Garofalo ha reso questa operazione inutile ma davvero divertente!

Potete leggerla tranquillamente qui di fianco. Ha portato alla luce la parte oscura dei designer 😀

 

La nudità del pack

Mai una trasparenza fu così evidente! Mai nessun pack aveva osato così tanto.

Potrei simpaticamente definirlo un pack erotico, che proietta già il consumatore al momento dell’apertura della confezione.

Davanti l’acqua salata in ebollizione, di fianco il sugo che sfrigola. Dietro la tavola apparecchiata. Magari un invitato che attende, affamato, il momento di mangiare e… saziarsi.

Sappiamo già molto bene cosa contiene il pack in ogni sua declinazione: che sia pasta lunga, corta, fresca: sempre svergognato è lì, con la pasta di fuori che campeggia tra i marchi più pudici. Non ci sono segreti.

Il formato non conta, lo dicono anche le donne.

Pensate all’importanza del trasporto, all’attenzione che l’azienda metterà sicuramente in questo senso: la pasta dovrà apparire all’interno sempre al top altrimenti potrebbe risentirne la vendita.

L’imballaggio è studiato per essere non solo sicuro ma anche amico dell’ambiente: Garofalo ha scelto di realizzare il 100% dei cartoni con carta riciclata proveniente dalle discariche campane e rilavorate in Campania.Il risparmio è di circa 27.000 alberi, 800.000 metri cubi di acqua, quasi 9 milioni di kWh di energia elettrica e 42.000 kilogrammi di CO2. I cartoni della linea Garofalo sono realizzati dalla Sabox.

Sembra che, inoltre, stiano studiando un metodo per rendere ancora più sostenibile il pack, vedremo.

Il pack classico

Non mi dilungherò sul fattore trasparenza, ne abbiamo già parlato a lungo e ne parleremo ancora.

Il simbolo rosso posizionato al centro con la cottura a caratteri cubitali. Il taglio di pasta. Il logo. Le informazioni più importanti un po’ più in basso con provenienza, storia. Grammatura. Tipo di pasta. Fine.

Elemento importante (se vogliamo ricollegarci col discorso XXX di prima, una mutanda sexy) è la striscia nera in fondo che potrebbe servire oltre come compendio alla grafica, per nascondere “un minimo” i residui del trasporto. Nessun pacco di pasta al mondo può essere libero da questi residui, è il risultato di una naturale conseguenza alla produzione, al trasporto, al posizionamento nei banchi dei supermercati e Garofalo sembra non aver paura di tutto questo!

Il pacchi più svergognati sono quelli (neanche a dirlo) con la pasta lunga: è assente la porzione nera inferiore: proprio come li ha fatti la mamm… ehm… Garofalo.

Nel retro sono riportate tutte le informazioni utili: sulla sinistra qualche cenno storico sulla pasta e su Gragnano, la tabella dei valori nutrizionali sotto la striscetta rossa.

Nella parte destra invece abbiamo un riferimento simpatico alla smorfia nel riquadro nero.

Ad esempio ecco cosa c’è scritto nel riquadro delle mezze maniche n.32: “I numeri dei sogno spesso ingannano: invece ogni numero della pasta di Garofalo è una gustosa realtà che appaga i vostri desideri. Mettete in gioco la fantasia con una combinazione vincente: “Mezza manica co zugo e ciuoccio”. meglio di un terno secco!”.

Più sotto gli altri elementi necessari ai pack di pasta più data di scadenza.

 

Le linee di pasta

Abbiamo più tipi di prodotti che, ovviamente, hanno dei pack diversi: oltre la pasta di grano duro abbiamo quella “integrale”, “senza glutine”, “legumi e cereali”, “la giostra” (dei tagli per i più piccoli) e “non solo pasta” (gnocchi, pasta fresca farine ecc).

Osserviamo il filo conduttore di questi pack. La diciamo in coro? La trasparenza! Certo: per i freschi abbiamo l’altra linea che riconduce sempre al marchio, al colore nero.

Nella linea senza glutine e ne “la giostra”(una pasta dedicata ai bambini) abbiamo l’aggiunta di colori per realizzare diverse declinazioni, per non confondere una linea con un’altra. Rimangono sempre facilmente distinguibili ma appartenenti alla stessa famiglia di prodotti.

La linea “Non solo pasta” segue il trend del nero per i prodotti speciali, rimanendo fedele al colore del brand.

Operazione trasparenza (nella comunicazione)

Come ha dichiarato al sole 24 ore Massimo Menna, amministratore delegato del pastificio di Gragnano

“La qualità non ha bisogno di segreti e vogliamo che tutto questo arrivi al consumatore senza filtri, nella massima trasparenza. Abbiamo molte cose da raccontare, ma quello che ci preme di più questa volta è accendere i riflettori sulla nostra filosofia di produzione e sulle nostre scelte”.

Infatti il pastificio Garofalo ha deciso di intraprendere un nuovo percorso di comunicazione molto ambizioso legato alla trasparenza: il 26 marzo ha lanciato un nuovo sito (www.comesifagarofalo.it) e una campagna improntata esclusivamente sulla trasparenza.

Una strategia che ha previsto l’esordio dell’azienda in tv, con due spot molto ironici e uno slogan che sintetizza la filosofia dell’intera operazione: «Buona pasta non mente».

L’azienda per svariati motivi non aveva mai fatto spot in tv. Per chi volesse approfondire le scelte di Garofalo nella comunicazione, rimando a questo articolo di Repubblica

 

In maniera abbastanza inedita l’azienda si racconta, illustrando il processo di lavorazione della pasta: dalla selezione di una materia prima di qualità alla lavorazione e produzione. Ma non solo.

Così facendo i consumatori potranno conoscere tutti i dettagli della produzione della Pasta Garofalo, arrivando a tracciare la provenienza dei grani utilizzati per ogni singola confezione di pasta e verificarne così la qualità senza filtri di nessun tipo.

Il pack, per l’occasione, ha subito un piccolo restyling grafico che, ovviamente, non rinuncia alla proverbiale trasparenza: oltre al richiamo a www.comesifagarofalo.it sono riportate tutte le diciture che entrano in un dettaglio maggiore rispetto a quello previsto dalla nuova normativa sull’etichettatura.

Inoltre gli utenti hanno a disposizione online anche i risultati dei controlli a campione che vengono regolarmente realizzati sul prodotto finito da un ente esterno certificato.

Trasparenza come aspetto e come strategia.

Avete notato il piratino giallo nella nostra pagina ufficiale?

Secondo voi cosa sta succedendo?

 

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Admin [pAt] - Founder & Ceo at ipiratigrafici.it - Creative director - Graphic designer freelance from 2009 - Blogger - Team Manager. Contatti: pat@ipiratigrafici.it

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