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File sorgente: cos’è e perché non bisogna consegnarlo al cliente.

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File sorgente: cos’è e perché non bisogna consegnarlo al cliente.

File sorgente: cos’è? Perché viene confuso con il vettoriale? Non sai la differenza tra l’uno e l’altro? Questo dubbio è spuntato fuori dal Covo dei Pirati Grafici, il gruppo Facebook collegato alla pagina dei pirati.

Ebbene, eccomi qui per togliere ogni dubbio e per dare qualche consiglio personale.

Partiamo da un presupposto: il file vettoriale non è affatto un file sorgente!

Il File sorgente contiene una serie di istruzioni (dette codice sorgente) scritte in un linguaggio di programmazione pronto per essere trasformato da un compilatore in un programma eseguibile.

Si intende, quindi,  il file originale che abbiamo utilizzato per creare il nostro progetto: i file illustrator, i file InDesign completi di font e immagini editabili, i .psd con tutti i livelli di Photoshop, i .raw per gli scatti fotografici e via dicendo.

Il file vettoriale (molto brevemente) è un file che è un insieme di primitive geometriche che definiscono punti, linee, curve e poligoni. Questi ultimi sono definiti attraverso equazioni matematiche e, differentemente dal formato raster che è legato alla risoluzione e al numero di pixel, può essere rimpicciolito o ingrandito all’infinito senza perdita di definizione.

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Quindi possiamo utilizzare lo stesso file sia per un minuscolo banner che per un manifesto gigante mantenendo un peso del file nettamente inferiore al raster e quindi grandissima efficienza (anche per l’invio e ricezione file).

Ma questo dovreste saperlo bene quindi non mi dilungo e torno al punto principale del discorso.

 

I file sorgenti sono tuoi, non bisogna mandarli al cliente!

Nel file sorgente c’è la tua tecnica, c’è il tuo stile, il tuo metodo di lavoro: non è giusto darlo in mano a qualcun’altro a meno che non sia stato deciso un compenso speciale o qualche motivazione ben precisa.

I compensi per i file sorgente, a detta del web, sono davvero spropositati, tipo 10 volte il prezzo di base. Ovviamente si parla di cifre davvero fuori da ogni precetto ma comunque il valore intrinseco è molto alto.

Pensateci: se qualcuno venisse in possesso di un file indesign potrebbe costruire altri file utilizzando quello che era una creazione unica.

O peggio: vedere il proprio lavoro modificato da qualche cuggggino chiamato dal nostro cliente per correggere qualcosa a prezzo vantaggioso e ritrovarsi con il proprio progetto pieno di modifiche agghiaccianti.

Un incubo vero? Se consegnate i sorgenti sono incubi che possono facilmente diventare realtà.

I file sorgente sono coperti da diritto di paternità (Legge 633 del 22 Aprile 1941, e successive integrazioni, tra cui le due normative europee 96/9 e 91/250), anche in considerazione del fatto che i software di gestione dei suddetti file e dei relativi font utilizzati sono di proprietà del creativo stesso.

Il designer in questo senso è tenuto alla sola consegna dei file esecutivi di stampa in formato pdf ad alta risoluzione realizzati in collaborazione con il cliente e da lui approvati, come prodotto finito e pronto per la stampa;

la parte di ideazione, il processo di realizzazione, i singoli elementi della composizione e gli strumenti software utilizzati per assemblare il lavoro non sono in alcun modo cedibili (l’esempio più ovvio: i font che, se acquistati, sono coperti da licenza personale e non sono cedibili a terzi). […]

È bene ricordare che i sorgenti – sia perché contengono la nostra creatività e il nostro modo di costruire un lavoro, sia per i diritti economici perduti con la cessione – possono essere eventualmente quantificati e di fatto acquistati dal cliente, separatamente dal file esecutivo già consegnato.”

E quindi cosa consegno al cliente?

Mi sembra ovvio a questo punto: bisogna consegnare il lavoro finito, pronto per essere utilizzato. Se ad esempio si tratta di un logo dobbiamo consegnare il vettoriale con tutto lo studio del logo e modalità d’uso, se si tratta di un catalogo consegneremo un pdf esportato per la stampa, se si tratta di un immagine post prodotta non manderemo di certo il psd con tutti i nostri livelli, le nostre maschere, i nostri trucchi del mestiere.

Certo: in alcuni casi anche i file .pdf sono modificabili ma non è così facile come avere in mano il sorgente: avremo i font in tracciati, le immagini incorporate, le varie password di protezione e via dicendo.

File sorgente

E se siamo costretti per lavoro a consegnare file .indd su cui altri autori dovranno inserire, ad esempio, dei testi in un secondo momento?

Esistono soluzioni collaborative come ad esempio InCopy abbinato ad InDesign, che ti permettono di far lavorare altri sui contenuti del file senza dover passare loro fisicamente il file di InDesign con tutto il Pacchetto.

InCopy consente a copywriter e redattori di adattare lo stile del testo, tenere traccia delle modifiche e apportare semplici variazioni al layout di un documento mentre i designer lavorano contemporaneamente allo stesso file in Adobe InDesign CC. Il tutto senza sovrascrivere i reciproci contributi.

I progetti teniamoceli per noi. Il pasticcere di fiducia non consegna le ricette dei propri pasticcini. Il sarto non ti regala i modelli del proprio vestito. Nessun artigiano consegna le proprie tecniche ai clienti ma si limita a dare il proprio servizio di qualità. E lo stesso vale per noi!

La creatività non è in vendita.

E voi cosa ne pensate?

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Admin [pAt] - Founder & Ceo at ipiratigrafici.it - Creative director - Graphic designer freelance from 2009 - Blogger - Team Manager. Contatti: pat@ipiratigrafici.it

1 Comment

1 Comment

  1. Ilaria

    febbraio 27, 2018 at 10:08 am

    a me è capitato che lavorando a distanza con un cliente mi ha richiesto il file vettoriale, poichè il tizio che gli doveva ricamare il logo sui camici aveva bisogno del file a livelli… in questo caso c’era un altro modo per non dare il pdf con i livelli di illustrator?

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