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ADCI, apriamo le porte alle community?

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ADCI, apriamo le porte alle community?

Ho seguito l’appassionante percorso che ha portato all’elezione del nuovo presidente ADCI Vicky Gitto: mi congratulo con lui e tutto il direttivo e colgo il momento per esprimere alcun concetti e spunti che sento il bisogno di condividere.

Ho scoperto che ADCI (Art Directors Club Italia) può aprirsi e può dare un contributo reale agli addetti alla comunicazione, a tutti. L’ho scoperto grazie a Paolo Iabichino con cui ho avuto uno scambio di pensieri (e lo ringrazio per la citazione IN QUESTO ARTICOLO) e poi con Massimo Guastini che ha abbracciato in un modo oserei dire quasi “paterno” la mia volontà di cambiare una situazione che non può più essere lasciata da parte.

Lui ha compreso le mie intenzioni (scritte in una lunga mail) e ha capito quanta passione metta ogni giorno in questo progetto (i Pirati Grafici) con i miei colleghi.

Io e Massimo siamo sicuramente cresciuti in ambienti diversi ma la passione, quella è fatta dalla stessa materia.

Le community esistono, sono generate da persone. Sicuramente diverse, sicuramente con skill differenti e con formazione varia. Ma esistono, vivono, scambiano informazioni, cercano regole, modus operandi, guide. E queste non esistono.

Quanto si può fare per generare un flusso di informazioni sano, corretto?

I community manager (così ci chiamano Osvaldo Danzi e Giovanni Re in Community Manager) possono cercare di fare il massimo per gestire le richieste della community (e credetemi, sono tantissime) ma adesso è arrivato il momento del confronto, dello scambio. Perché non può esistere un gruppo ristretto che tutti chiamano “élite”e un popolo borghese a briglie sciolte. Non sono io a chiamare élite le associazioni, è la gente.

Per citare proprio Danzi e Re: “Dietro le reti ci sono le persone”.

Qui solo un esempio, il più recente.

 

No, non sto chiedendo che l’ADCI diventi un sindacato

E neanche un’associazione di categoria. Non ho la presunzione di proporre cose del genere, l’ADCI nasce (almeno così ho inteso) per premiare l’eccellenza.

Ma la domanda è questa: è così fuori target cercare di favorire l’eccellenza, oppure di generarla, partendo dal basso considerando approcci diversi dal passato, visti i cambiamenti profondi nelle dinamiche del nostro settore?

È possibile coinvolgere attivamente altre realtà, altre regioni? È possibile diffondere e promuovere situazioni che possano essere d’integrazione? Si possono creare strumenti utili per aiutare attivamente gli addetti alla comunicazione?

Tanto si può sempre continuare a premiare, a stringersi le mani e ad applaudire i più bravi ma almeno inizieremo a pensare che sia tutta una questione di meritocrazia e bravura e non di luoghi di residenza, di conoscenze, di possibilità.

Sono la prima a favorire le conoscenze, è una cosa legittima e naturale fidarsi e avere stima di qualcuno che si conosce ma senza dimenticare mai che per ognuna di loro, un’altra persona della stessa bravura è a chilometri di distanza e non avrà mai la stessa occasione.

 

Ma devo specificare una cosa, è importante.

Non tutte le community sono uguali. Le intenzioni e l’approccio dei Pirati Grafici sono diverse.

Una Community nasce, si sviluppa e coinvolge gli altri in 3 modi, principalmente:

  • intorno ad un marchio famoso, un prodotto o un servizio (si pensi alle community di un software, un linguaggio, un’applicazione e così via);
  • con la decisa spinta dalla passione di uno o più utenti che da singolo gruppo di persone diventano un centro gravitazionale di interesse. Un legame più sincero. Un centro focale che si fa legame omogeneo, frutto di quella passione che si fa entusiasmo, interesse e, di nuovo, coinvolgimento reciproco.
  • la terza modalità è forse la più prevedibile e nasce sfruttando il fabbisogno dei partecipanti al fine di convertire la loro attenzione in monetizzazione (materiale o idologica) della stessa community (qui si va dal culto della personalità alla precisa voglia di trasformare il “fare community” in un mestiere).

Sono convinta che altri “community manager” leggendo questo articolo si faranno avanti, magari proprio con l’ADCI (così funziona, da queste parti 😉

Per evitare possibili figuracce della categoria che rappresentiamo, sono costretta a mettere le mani avanti sin da adesso: non mi prendo la responsabilità delle azioni e dei comportamenti di chi si attiverà dopo questo articolo, solamente allo scopo di fingere battaglie con l’unico vero fine di aumentare il prestigio personale che, pretestuosamente, sono soliti auto-incensare pubblicamente.

Io ne sono fuori. Parlo solo per i Pirati Grafici (che -spero- entro questa settimana subiranno un cambiamento molto forte: finalmente avranno l’identità che ho sempre voluto, stay tuned) e parlerò per tutte quelle community sane e sincere che ho conosciuto in questi anni (e ne sono tante), quelle fatte da professionisti che credono davvero in quello che fanno e che cercano costantemente di migliorare e condividere la loro passione e non solo di dare alla gente quello che vuole la gente per vendere dei servizi o accaparrare visualizzazioni/like.

Non c’è niente di male nel guadagnare con la propria passione attraverso le community fino a quando non diventi l’unico fine.

 

Questa è una battaglia molto difficile da vincere: ADCI può far qualcosa?

Possiamo fare tanto, dobbiamo farlo. Anzi, io oramai sono piena di energie grazie a Paolo e Massimo ma spero che questo momento di apertura non rimanga un ricordo.

Andremo avanti lo stesso in questa direzione, ma insieme alle eccellenze la velocità triplicherebbe.

C’è ancora tanto da dire. Io e i Pirati abbiamo le idee chiare.
Sappiamo quali sono i temi che vogliamo portare avanti, un passo alla volta, con la forza di tutta la nostra bella community.
Se volete saperne di più contattatemi, non voglio tediare oltre chi legge questo mio lungo e sentito post.

 

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Admin [pAt] - Founder & Capitain of the ship at ipiratigrafici.it - Creative director - Graphic designer freelance from 2009 - Blogger - Team Manager. Contact me: pat@ipiratigrafici.it

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