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Freelance Day: David Racah lo speech migliore

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Freelance Day: David Racah lo speech migliore

BCgy_UDclgiHFN94aNhuymHgnmnwXGxC35U5qVyF83o,bgSAp5Fq7fXhM2vHJv7HBM6dp6wjHMf7gLj5mGxwEgcSabato mattina (il 24 ottobre) a Torino si è tenuto il freelance day presso il coworking Toolboox in collaborazione con l’ACTA (assocazione dei consulenti terziario avanzato). È stata un’occasione per vivere un momento di formazione insieme e finalmente nella mia città. Per l’occasione ho esteso l’invito a due amici e due pirati grafici come me, Patrizia Anna Concia (pAt) e a Ronny Conti (entrato nella ciurma or, ora!). Speravo in un evento di successo: luogo trendy, alla moda, programma zeppo di speech, un gran numero di freelance, il gong e le mele. Il gong serve a scandire l’inizio e la fine degli interventi.

Arrivato alle 10:00 ho incominciato a guardarmi intorno per scoprire gli spazi e il programma, nell’attesa dei due amici. Arriva il mitico Ronny Conti, entrato da poco a far parte dei Pirati Grafici. Ci sediamo sulle poltrone e cerchiamo di capire che cosa fare. Patrizia ci manda un messaggio che è appena uscita dall’autostrada. Il gong suona. S’incomincia!

Ad aprire questa giornata fitta di incontri è Sergio Bologna che ha fatto un quadro generale sulla situazione dei freelance in Italia, rapportando i dati al resto dell’Europa e degli Stati Uniti. Insieme cerchiamo di rispondere ad alcune domande. “Chi è un freelance? Siamo dei lavoratori o imprese? Quali cose ci contraddistinguono? Possiamo definirci precari? Essere freelance è bello?” Queste sono tutte le domande su cui Sergio ha costruito la sua riflessione, portando poi tutti noi a delle considerazioni con uno sguardo verso il futuro.
Uno sguardo politico-socio-economico:

  1. Varibile economica – crescita più lenta, maggiore pressione fiscale (abbassatevi sempre i pantaloni, ma ricordatevi le mutande di amianto!)
  2. Condizione sociale – più presenza di freelance nella società (quante mani stringi importo o no? Il personal branding è importante o no? Entrambi sono soldi sprecati?)
  3. Condizione politica – una maggiore attenzione delle istituzioni verso il mondo dei freelance e maggiore attività normativa (sarebbe bello…)
  4. L’importanza di costruire un buon network (vedi il punto 2)
  5. Capacità di superare una mentalità individualista e accettare la società della CONDIVISIONE, della SOLIDARIETÀ e della COOPERAZIONE

Così se ne andato il primo speech (senza lode, senza infamia).

“Ma Patrizia? Dov’è?”, chiedo a Ronny. È ancora alla stazione. Così tra uno speech e l’altro trovo il modo di fare da navigatore e spiegare a Patrizia la strada per arrivare.

Incomincia il secondo speech. Chi è? David Racah. Di che cosa si parla? Strategie di Innovazione.
È una di quelle persone che solo dal modo di fare capisci che avrà delle cose importanti da dire, anche se con la voce sembra mantenere il tepore, la delicatezza delle “coccole” del risveglio. È stato come concedersi una colazione a letto. Una persona che non ha bisogno di urlare, di sbraitare perché ha già la consapevolezza che in quel momento sta pensando oltre.

La partenza è a bomba. Vi siete mai chiesti che cosa voglia dire etimologicamente FREELANCE? Siete tutti freelance, ma sapete che cosa siete veramente? Free perché veniamo assoldati a tempo determinato e Lance perché con la lancia dobbiamo fare centro, altrimenti non possiamo guadagnare il soldo.
Che cosa vuol dire essere freelance? Quali sono i sostantivi che qualificano l’esser free e l’esser lance? Free, lo dice la parola stessa, essere libero di scegliere, il potere di decidere, la responsabilità di portare a termine un progetto e l’autonomia che ti permette di lavorare anche alle 3 di notte su una spiaggia deserta. Lance l’efficacia di fare centro, l’addastramento continuo, la forza delle idee e la conoscenza della materia.

Vi siete mai chiesti che cosa voglia dire etimologicamente STRATEGIA? Il mio passato da liceo classico esce subito fuori e dentro di me dico “deriva dal greco, l’arte del generale”. Ma che c’entra vi starete chiedendo? Nessuna paura. Seguitemi.

Deriva dal greco “l’arte del generale”, cioè la capacità di arrivare ad una visione d’insieme che ti permetta di prendere le decisioni più corrette. In guerra, tuttavia, non si può combattere se non si ha dietro ben chiara la strategia che si vuole adottare. Le strategie di qualsiasi azienda sono l’insieme delle decisioni che hanno come obbiettivo il lungo periodo.

#sticazzi, aggiungerei. La guerra a cui fa riferimento David è quella multimediale. Ogni giorno tutti siamo sotto il fuoco dei brand che si gioca a colpi di reputazione. Ma come può una persona, un freelance, vincere questa guerra ed emergere? Con la capacità di innovarsi.

Tre cervelli per una strategia

David a questo punto vuole spiegare come funziona il nostro cervello e qual è la parte più importante del nostro cervello che ci permettere di scegliere come cambiare. “Chi ha detto il mio corpo? Chi ha detto la mia mente?” Tutti hanno alzato la mano. Continua con una risposta altrettando eccezionale. “Se io decido di camminare l’impulso che arriva al cervello mi permette di camminare. Se non lo dovesse fare vuol dire che sono una sedie a rotelle. La mia mente cos’è? Se gli dico di calmarsi quando sono agitato lei si calma?
Alla mente diamo degli impulsi, degli ordini “faccio questo”, “seguo quello” e la nostra mente ci segue. Altre volte, invece, gli ordini li dà lei e fa come vuole. Se al comando ci sono IO, sono io il padrone.
cervelloMa l’io dove risiede nel nostro cervello? Nella corteccia prefrontale. Il nostro cervello è diviso in tre parti come dimostra l’immagine a lato. Nella parte del cervello rettiliano (mente subcosciente) si trovano la sopravvivenza e gli istinti primordiali. Nel limbico l’istinto, la memoria, le emozioni e il primo apprendimento. Nella mente cosciente (corteccia celebrale) la nostra vita, il ragionamento e le idee. Nella mente sopracosciente (corteccia prefrontale) l’io, la stanza dei bottoni, il futuro e la coscienza. Soltanto se ci sediamo nella stanza dei bottoni, al posto di comando, possiamo vedere le strategie e – se dovesse servire – come cambiarle.

Ci sono degli strumenti che permettono al nostro Io di governare il corpo e la mente? La risposta di David è straordinaria. “Gli strumenti per governare il corpo ce li dà la natura, per la mente ce li dà la cultura. Sono tre le parole chiave da ricordare.

Sono tre le parole chiave:

  1. Accorgersi di quello che succede alla nostra mente / Consapevolezza
  2. Conoscere il suo funzionamento / Conoscenza
  3. Per utilizzare al meglio queste risorse / Addestramento

La domanda che vi starete facendo adesso già la immagino. “La comunicazione che cosa centra con questi ragionamenti? Perché un grafico dovrebbe imparare a conoscere queste tecniche di comunicazione?” Vi provo a dare io una risposta. Perché anche i grafici con una bozza, un disegno, un’illustrazione o i designer con un packaging innovativo, vogliono dire qualcosa a qualcuno. Per fare questo ci serve conoscere in quale modo funziona la comunicazione. Ma il nostro scopo qual è? Attraverso immagini, forme, colori etc. vogliamo portare le persone a vedere qualcosa e a far scaturire nelle persone un’interazione (nel bene, nel male). Ma esattamente comunicare che cosa vuol dire? Far succedere qualcosa nella mente di qualcuno.

A questo punto David cerca di trovare l’etimologia della parola innovare.
Sapete che cosa vuol dire innovare?

  • fare nuovo, progettare
  • innovare una cosa vecchia
  • alterare l’ordine delle cose

C’è però una cosa che caratterizza tutte e tre queste scelte è il tempo, il momento in cui deve essere fatta l’innovazione. Oggi ci sono molte persone che passano la vita a testa bassa cercando di innovare, dando sempre la stessa risposta.

L’essere competente, inoltre, da solo non basta perché nella vita non bisogna fermarsi a pensare perché in questo modo ci si pone solo vecchie domande alle quali si danno vecchie risposte. Bisogna fermarsi a riflettere per scoprire nuove domande e perseguire nuove risposte. “Gli imprenditori riflettono, i manager pensano”.

Possiamo – e dobbiamo – imparare a gestire la nostra mente,
perché solo nella mente si crea valore.

David incomincia a fare degli esempi, evviva!
Arriva il maledetto (in questo caso) gong. (che cavolo…era super interessante).
Sto per andarmene triste, sommesso e di colpo vedo pAt. Arrivata!!!

Avevo già prenotato per andare a sentire Andrea Castello sul tema ricercare fondi con un progetto europeo. Anche qui tutto interessante, ma al cuore del gong ci siamo accorti che non aveva avuto modo di dire tutto ciò che si era preparato. (Peccato!)

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Nel pomeriggio abbiamo seguito lo speech che aveva come tema “come scrivere una sales page senza scadere nel marketing più bieco” e dopo “cosa cercano le aziende dai freelance”. Per queste puntate vi rimando all’articolo di Patrizia, freelance day visto dai pirati.

Quello che mi porto a casa è sicuramente una bella giornata in compagnia, l’incontro di David Racah e più nulla. È stato, parlo personalmente, come vedere tanti amici in un salotto di casa raccontarsi delle belle storielle, far vedere quello che si è appreso e quanto si è bravi a parlare. Ma la sostanza?

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Non mi resta che mangiare un’altra mela, un altro caffè e poi chiacchierare nella hall con gli amici.

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Mi chiamo Simone Stricelli, sono un Creative Director e Digital Strategist, da 8 anni mi occupo di costruire strategie digitali per le aziende. Il mio lavoro consiste nel trovare un punto di contatto creativo tra il mondo digitale, dei social media e gli obiettivi dell’azienda, costruendo un piano strategico ed editoriale. È importante individuare gli strumenti giusti, il budget e i canali media a disposizione per non disperdere l’energie.

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